Origini storiche

Paccuccia di Colmurano, come riporta “L’Italia delle conserve” del Tourig Club Italiano del 2004, è una ricetta, un modo tutto particolare dei colmuranesi di conservare le mele o le pere durante il periodo invernale.

Anticamente , nelle campagne di Colmurano era molto diffusa la coltivazione di mele, pere e di altri frutti resistenti alle malattie e al clima rigido delle colline marchigiane, nell’attuale zona della Comunità dei Monti Sibillini.

Le mele rosa, come ricordano le nonne ultra novantenni, venivano raccolte a fine agosto, molto prima del periodo naturale ( fine settembre – primi di ottobre),e tagliate cioè “paccate” in più parti, da formare 6-8 pacche di mele, da qui l’appellativo degli abitanti di Colmurano“ paccuccià”. Questi spicchi o pacche venivano infilzati , con uno spago, uno dopo l’altro e appesi sulle pareti delle case o messi sopra un telo di cotone per proteggerli da insetti,esposte al sole. La disidratazione, a volte, veniva completata nel forno moderatamente caldo, dopo la cottura del pane e della pizza.

Terminata l’essiccazione, le manine esperte delle piccole bambine, oggi centenarie, le depositavano all’interno di contenitori di vetro successivamente riempiti di vino cotto o mosto di vino cotto. Questo modo di conservare sia le mele che le pere, permetteva ai componenti delle famiglie contadine di mangiare la frutta durante il periodo invernale, attorno al calduccio del focolare domestico.

Autori come Luigi Mannocchi e Giovanni Ginobili ricordano nei loro scritti questi detti popolari e tramandano nel tempo il “profumo” di vecchie tradizioni.

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